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Partiti e sindacati contro i giovani

E’ ben noto che in Italia la disoccupazione giovanile è molto elevata, che il sistema formativo presenta problemi di notevole rilievo (l’ultimo reso noto la tendenza alla crescita di quanti dispongono solamente del diploma di scuola media inferiore). Ma, da diversi anni ormai, le politiche rivolte ad affrontare le problematiche giovanili sono del tutto inadeguate. Perché?

I motivi sono senza dubbio diversi.

A me sembra, però, che la causa principale sia rappresentata dal disinteresse che, oggettivamente, i partiti ed anche i sindacati dimostrano nei confronti dei problemi dei giovani.

Infatti, in considerazione soprattutto del progressivo incremento del processo di invecchiamento della popolazione, i giovani sono una componente sempre più ridotta, in termini quantitativi, dei residenti nel nostro Paese.

Inoltre, fra i giovani, è più diffuso il fenomeno dell’astensionismo elettorale.

Quindi, innanzitutto, per i partiti i giovani contano poco e il sistema politico quindi è molto più interessato alle problematiche degli anziani, o quanto meno di quanti hanno superato i 50 anni, soprattutto di coloro che sono vicini alla pensione o che sono già pensionati.

Pertanto il Parlamento e il Governo destinano risorse finanziarie insufficienti agli interventi tendenti ad affrontare i problemi dei giovani.

Non esiste da tempo una politica del lavoro, specifica, rivolta a ridurre considerevolmente la disoccupazione giovanile ed anche a diminuire, in modo significativo, i contratti precari che contraddistinguono, spesso, il lavoro dei giovani.

Inoltre le risorse finanziarie destinate al sistema formativo sono del tutto insufficienti, in tutte le scuole, come si diceva un tempo, di ogni ordine e grado. Preoccupante la difficile situazione dell’università italiana, soprattutto se si considera che il numero dei laureati, in rapporto alla popolazione complessiva, è in Italia ai livelli più bassi in Europa.

Poi, gli stessi sindacati, nell’ambito dei quali una componente molto importante degli iscritti è rappresentata dai pensionati, sono poco interessati ai giovani e non si battono, nella misura necessaria, per risolvere i loro problemi.

E tutto questo anche perché, sempre di più, sia i partiti che i sindacati, si propongono prevalentemente obiettivi di breve periodo (soprattutto ottenere più voti alle prossime elezioni oppure aumentare il numero degli iscritti) e sono poco interessati, oggettivamente, al futuro del Paese.

Cambierà tale situazione, nel breve periodo?

Mi sembra molto difficile.

Pubblicato il 6/9/2017 alle 18.35 nella rubrica Diario.

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