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Il turismo per uscire davvero dalla crisi economica?

In Italia è in atto un consolidamento della ripresa economica. Gli ultimi dati sull’andamento del Pil lo dimostrano. Ma non si può sostenere che il nostro Paesi sia davvero uscito dalla crisi economica ed occupazionale. Lo sviluppo del turismo può contribuire a superare definitivamente la crisi?

Il definitivo superamento della crisi economica ed occupazionale potrà avvenire in Italia solo quando il livello del Pil e quello della disoccupazione torneranno ad essere uguali ai livelli pre-crisi.

Ed ancora siamo lontani dal raggiungere questo obiettivo, mentre in diversi altri Paesi europei tale obiettivo è stato già conseguito.

L’ottenimento dell’obiettivo citato potrà verificarsi tramite la realizzazione di interventi di diversa natura.

Uno di questi, senza dubbio, potrebbe essere rappresentato da un’azione organica ed incisiva per sviluppare ulteriormente il turismo.

L’importanza del turismo nell’economia italiana è dimostrato dai contenuti del rapporto 2017 relativo a questo settore economico, realizzato dall’Unicredit, in collaborazione con il Touring Club.

Ma, come rilevato nel rapporto, il peso del turismo nell’ambito del sistema economico del nostro Paese potrebbe essere ancora maggiore.

A tale proposito è utile leggere quanto scritto nell’introduzione del rapporto:

“Nonostante sia ancora oggi spesso sottovalutato, il turismo risulta un driver decisivo per il nostro Paese.

L’Italia è una delle mete più desiderate nell’immaginario collettivo di tanti stranieri e ciò ha una ricaduta economica considerevole: nella classifica dell’Organizzazione Mondiale del Turismo siamo quinti per capacità attrattiva con 50,7 milioni di arrivi internazionali e i dati 2016 del World Travel and Tourism Council certificano che la nostra industria turistica vale 70,2 miliardi di euro (ovvero il 4,2% del Pil) che salgono a 172,8 miliardi di euro (il 10,3% del Pil), se si aggiunge anche tutto l’indotto.

Per non parlare degli effetti dal punto di vista occupazionale: sono circa 2,7 milioni, infatti, i lavoratori complessivi.

Il quadro dei dati statistici ufficiali più recenti mostra una situazione molto più positiva rispetto al passato: gli arrivi totali 2015, circa 113 milioni, sono in decisa crescita rispetto al 2014 (+6,4%) come le presenze (393 milioni, +4%).

Si conferma la ripresa del turismo domestico, che più ha sofferto in questi ultimi anni degli effetti della crisi: gli arrivi italiani aumentano del 6,2% e le presenze del 4,8%.

Per quanto riguarda l’incoming, la spesa turistica degli stranieri nel 2016, per il quinto anno dal 2012, registra un altro record raggiungendo quota 36,4 miliardi di euro.

Certamente le performance del turismo italiano nel breve periodo sono state influenzate da fattori che possono dirsi ‘eccezionali’: Expo ha dato forte impulso al domestico e ad alcuni mercati extraeuropei – si veda a questo proposito l’esplosione del turismo cinese, diventato l’ottavo mercato di riferimento per l’Italia – così come ha influito positivamente la difficile situazione nel Mediterraneo che ha favorito nelle ultime stagioni estive le destinazioni turistiche della sponda nord, rispetto a quelle che stanno a sud.

Si tratta di condizioni favorevoli su cui il Paese ha potuto contare ma che non saranno destinate a durare a lungo”.

Quindi risultano evidenti le potenzialità del turismo italiano ed anche che quelle condizioni favorevoli non necessariamente si potranno ripetere.

Pertanto sarebbe necessario, e molto utile, che sia i soggetti pubblici che quelli privati interessati al settore adottino delle politiche volte a sviluppare fortemente il turismo.

Tale settore è davvero strategico per l’Italia, ma non credo che vi sia una diffusa consapevolezza di questo, purtroppo.

Pubblicato il 27/8/2017 alle 10.38 nella rubrica Diario.

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