.
Annunci online

paoloborrello.it
         

Altri Link
visita il sito di Amnesty International
visita il sito dell'associazione Luca Coscioni
 visita il sito del Gruppo Abele
visita il sito Libera
visita il sito Save the Children
visita il sito di Legambiente
visita il blog per la verità sulla morte di Aldo Bianzino
visita il sito di Articolo 21, il quotidiano online per la libertà di informazione e di espressione
visita il sito Liberainformazione
visita il sito PeaceReporter
visita il sito Tuttoconsumatori
visita il sito dell'Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
visita il sito di Barack Obama
visita il sito de lavoce.info
visita il sito nel Merito
visita il sito di Nazirock
contro il razzismo
visita il sito di Altan
visita il sito di Angese
visita il sito di Sergio Staino
visita il sito di Vauro


13 agosto 2017

Goletta Verde di Legambiente: il mare italiano in cattiva salute

Sono stati resi noti i risultati finali di Goletta Verde 2017, il consueto viaggio di Legambiente lungo  i 7.412 chilometri di costa dell’Italia. E’ emerso un quadro poco rassicurante: su 260 punti campionati lungo tutta la costa italiana, sono 105 – pari al 40% – i campioni di acqua analizzata risultati inquinati con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge.

Si tratta di un inquinamento legato alla presenza di scarichi fognari non depurati.

Preoccupa anche il perdurare di alcune situazioni critiche, già registrate nelle precedenti edizioni, con ben 38 malati cronici contro i quali Goletta Verde punta il dito: si tratta di quei punti che sono risultati inquinati mediamente negli ultimi 5 anni e che si concentrano soprattutto nel Lazio (8), in Calabria (7), in Campania e Sicilia (5).

Di fronte a questa situazione e dopo i tanti appelli inascoltati e lanciati alle Amministrazioni e agli Enti competenti per verificare le cause dell’inquinamento, Legambiente ha presentato alle Capitanerie di Porto 11 esposti, uno per ogni regione in cui sono presenti i malati cronici di inquinamento, sulla base della legge sugli ecoreati che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale, tra cui il reato di inquinamento ambientale (art. 452 bis del codice penale).

Un’azione, quella di Legambiente pensata per chiedere alle Autorità competenti di intervenire per fermare i numerosi scarichi inquinanti che purtroppo ancora oggi, si riversano in mare, soprattutto nella stagione estiva, e che costituiscono una minaccia per il mare, la salute dei bagnanti e la biodiversità.

“Il mare italiano continua a soffrire per la presenza di numerosi scarichi non depurati che continuano a riversarsi in mare – ha dichiarato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – e anche quest’anno i dati di Goletta Verde confermano nuovamente la gravità della situazione, segnata anche dal problema dei rifiuti galleggianti e spiaggiati e delle continue illegalità ambientali che sfregiano coste e territori italiani.

Per questo abbiamo deciso di consegnare, in chiusura della campagna 11 esposti, per 38 situazioni particolarmente critiche, alla Capitaneria di Porto-Guardia Costiera, che tra le tante competenze ha anche il monitoraggio e verifica sugli scarichi in mare provenienti da terra. Con la finalità di mettere in atto controlli su tutta il corso d’acqua, il fosso o il canale segnalato, per individuare gli inquinatori e le ragioni dell’inquinamento che, come spesso accade, possono risiedere anche nei comuni dell’entroterra e non necessariamente in quelli costieri, che invece si trovano a subirne maggiormente gli effetti negativi”.

Non va meglio sul fronte dell’informazione ai cittadini, sui divieti di balneazione e la cartellonistica informativa che dovrebbe essere presente nella spiagge balneabili, obbligatoria a carico dei Comuni costieri da anni.

“I cittadini – spiega Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente – continuano a navigare in un mare di disinformazione. Così come in buona parte d’Italia, stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare.

I tecnici di Goletta Verde hanno avvistato solo 16 di questi cartelli informativi, presenti solo nel 9% dei punti. Per quel che riguarda invece i cartelli di divieto di balneazione, dei 91 punti vietati alla balneazione dalle autorità competenti, solo 23 presentano un cartello di divieto di balneazione. Nel 10% dei casi dove i cartelli di divieto sono assenti, troviamo una presenza media o alta di persone che, ignare, fanno il bagno”.

Oltre alla maladepurazione, tra gli altri nemici del mare ci sono il marine litter e i cambiamenti climatici.

Il Mediterraneo è uno dei mari più minacciati dal marine litter, i rifiuti che galleggiano in mare e quelli spiaggiati, frutto della cattiva gestione a monte, dell’abbandono consapevole e della cattiva depurazione.

Nel 18% dei punti monitorati dai tecnici di Goletta Verde è stata riscontrata la presenza di rifiuti da mancata depurazione: assorbenti, blister, salviette ma, soprattutto, di cotton fioc. In 46 spiagge monitorate da Legambiente ne sono stati trovati quasi 7.000, frutto della cattiva abitudine di buttarli nel wc e dell’insufficienza depurativa.

E per finire c’è la questione dei cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature e della salinità del Mar Mediterraneo che hanno facilitato l’arrivo di specie aliene come pesci tossici, granchi tropicali, alghe infestanti.

Ad oggi sono più di 800 quelle segnalate e di queste circa 600 vivrebbero ormai stabilmente nel Mare Nostrum. Un numero, quello dei ritrovamenti di specie alloctone nel Mediterraneo, che è triplicato dal 1980, mentre è raddoppiato negli altri mari.




permalink | inviato da paoloborrello il 13/8/2017 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



10 agosto 2017

La storia di Francesca, assistente sociale nonostante la Sma (atrofia muscolare spinale)

Si è laureata alcuni giorni fa all’università di Bari: 26 anni, una carrozzina elettrica per muoversi in autonomia, è addetta stampa del Comitato 16 novembre, perché “condivido la battaglia per l’assistenza domiciliare, diritto fondamentale”. La laurea, una grande soddisfazione: “ma se avessero pensato a un’asta per il microfono, sarebbe stato meno umiliante”

La storia di Francesca l’ho appresa leggendo un articolo pubblicato su www.redattoresociale.it.

Francesca Cicirelli, pugliese, 26 anni, con la Sma (atrofia muscolare spinale) da quando è nata, si è laureata qualche giorno fa in Scienze del servizio sociale a Bari

Con la sua carrozzina elettrica, riesce a rendersi praticamente autonoma in tutto, barriere permettendo. E la sua  vocazione sociale Francesca la esercita anche come consigliera e addetta stampa del Comitato 16 Novembre, di cui fa parte dall’inizio di quest’anno.

Ha conseguito una laurea con lode, dal titolo “Nonostante tutto… la disabilità”, dopo un percorso di studi che, “nonostante tutto”, è filato liscio.

Ha dichiarato Francesca: “Ho interrotto per un paio d’anni per lavorare in un’azienda di famiglia, ma poi ho sentito il bisogno di riprendere gli studi, per prepararmi all’unico lavoro che sogno di fare: l’assistente sociale”.

Le è stato impossibile frequentare le lezioni, perché Altamura, dove Francesca vive con la sua famiglia, dista un’ora di auto – o due ore di treno – dall’ateneo di Bari.

“Andavo all’università solo per il ricevimento dei professori o per gli esami – ha proseguito -. Prendevo il treno ad Altamura e, alla stazione di Bari, trovavo ad aspettarmi il tutor che mi aveva assegnato l’università”.

Le difficoltà però non sono mancate: “Ho dovuto lottare a lungo perché i montascale non erano adeguati al sollevamento della carrozzina elettrica. Alla fine però il problema è stato risolto”.

L’ultima barriera Francesca l’ha incontrata proprio in sede di laurea: “Io non sono in grado di tenermi il microfono da sola: l’ha dovuto tenere tutto il tempo Mariangela (Lamanna, portavoce del Comitato 16 Novembre). Sarebbe bastata un’asta, per rendere la situazione meno imbarazzante e umiliante”.

E Francesca è molto orgogliosa del traguardo raggiunto ed è già concentrata sui suoi progetti futuri: “A novembre, potrei già sostenere l’esame di Stato, per abilitarmi come assistente sociale”.

“E non credo che sia un lavoro difficile per chi ha una disabilità. Basta trovare l’ambito giusto. Io ho in mente i minori oppure le persone con disabilità: è accanto a loro che vorrei lavorare. E sono convinta di poterlo fare”.

Io non posso che augurare a Francesca di riuscire effettivamente a trovare il lavoro che desidera, e per il quale ha studiato, sempre che sia messa in condizione di farlo, ad esempio tramite la prosecuzione dell’assistenza domiciliare, cosa che purtroppo non è per lei scontata.




permalink | inviato da paoloborrello il 10/8/2017 alle 9:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



6 agosto 2017

2017 Odissea nelle spiagge

Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha recentemente presentato il dossier “2017 Odissea nella spiaggia”, nel quale ci si occupa di lidi illegali, coste cementificate e spiagge inaccessibili.

Il dossier è suddiviso in tre parti.

Nella prima si analizza il numero degli stabilimenti illegali presenti in Italia, nella seconda si segnala come tutta la costa italiana stia per essere cementificata, nella terza si riporta il manuale di autodifesa del bagnante, ormai famoso vademecum dei Verdi su come comportarsi per rivendicare il diritto alla libera spiaggia e al libero bagno.

“Le coste italiane sono tra le più cementificate d’Europa secondo l’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, e anche secondo l’Ispra: 160 milioni di metri cubi di cemento lungo i quasi 8.000 chilometri di coste, una incredibile colata selvaggia che corrisponde a 534.000 appartamenti da 100 mq l’uno”, ha spiegato Bonelli.

“Se noi vogliamo rilanciare la bellezza delle nostre coste, che per il 75,4% sono impattate dalla presenza di coperture artificiali, e anche il turismo, che è strettamente legato alla bellezza – ha ribadito il leader dei Verdi – non possiamo consentire questa selvaggia cementificazione. Non è un caso che in molte regioni italiane gli amministratori sono impegnati a emanare sanatorie, condoni edilizi e blocco di demolizioni proprio nelle zone più belle e vincolate del nostro Paese. Un atteggiamento tipicamente italiano che noi giudichiamo inaccettabile”.

“Ecco perchè – ha proseguito Bonelli – noi Verdi anche quest’anno presentiamo il ‘manuale di autodifesa del bagnante’, uno strumento importante e utile che i cittadini possono utilizzare per far valere i propri diritti. Con tutte le indicazioni su come comportarsi per difendere i nostri litorali e per far valere i nostri diritti. Quando ad esempio qualcuno andando in spiaggia vi chiede un biglietto di ingresso, cosa del tutto illegittima e illegale, oppure vedendo  un abuso edilizio che sta per essere realizzato sulla costa o sulla spiaggia, agite in prima persona.”

Quali sono i dati principali del dossier?

In Italia negli ultimi 5 anni sono stati oltre 110 gli stabilimenti balneari sequestrati alla mafia. Da nord al sud d’Italia passando da Roma.

Quali sono i motivi che hanno portato in questi anni la procura distrettuale antimafia ad operare sequestri di queste strutture e quante ancora agiscono indisturbate gestite dai mafiosi ?

In primo luogo la maggiore predisposizione per riciclare denaro di provenienza illecita sulle spiagge, in secondo luogo perché lo stabilimento balneare ha un alto livello di redditività considerato che  il costo (irrisorio) della concessione demaniale incide meno dell’ 1% sul fatturato dello stabilimento come è possibile verificare dai bilanci dell’agenzia del demanio.

19,2 milioni di metri quadri di spiagge sono occupate da stabilimenti, ovvero da 160 milioni di metri cubi di cemento che corrispondono a 534.000 appartamenti da 100 mq l’uno: una grande colata di cemento.

I dati della cementificazione delle coste in Italia sono drammatici se si considera che dei circa 8.000 chilometri più di 6.000 sono già cementificati rimanendone libero solo un quarto (proiezione dei Verdi su dati Wwf), ma visto l’andamento attuale nel 2060 tutta la costa del Belpaese sarà un’unica barriera di cemento e mattoni.

E non basta, secondo i dati Ispra ben un terzo delle nostre spiagge è interessato da fenomeni erosivi in espansione.

Sul resto del territorio non ce la passiamo meglio, sempre l’Ispra nel suo rapporto sul consumo del suolo 2017 avverte che la superficie potenzialmente impattata dalla presenza di coperture artificiali, considerando il territorio ricadente entro una distanza 200 metri dalle aree consumate, è risultata essere pari a il 75,4% della superficie nazionale della relativa fascia.

“La nostra bella Italia non può essere trattata così – ha concluso Bonelli – anche perché con il ritmo di speculazione attuale nel 2060 non ci saranno più coste da proteggere perché tutte cementificate e non potremmo lasciare nulla ai nostri figli e ai figli dei nostri figli”.




permalink | inviato da paoloborrello il 6/8/2017 alle 10:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



2 agosto 2017

Strage di Bologna, i parenti delle vittime contro la Procura e il Governo

Come ogni anno, il 2 agosto, si commemorano le vittime della strage di Bologna, avvenuta nel 1980, quando una bomba, collocata nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria, provocò 85 morti. Quest’anno i familiari delle vittime hanno rivolto alla Procura della Repubblica e la  Governo delle forti  e giustificate critiche.

Perché protesta l’associazione dei familiari delle vittime?

Per quanto concerne la Procura della Repubblica di Bologna, i familiari criticano l’archiviazione, decisa della Procura, dell’indagine sui mandanti.

In una sua dichiarazione, il presidente dell’associazione delle vittime, il deputato Pd Paolo Bolognesi, ha sostenuto “l’infondatezza della richiesta di archiviazione sui mandanti della strage del 2 agosto 1980, presentata dalla Procura di Bologna, a cui ci siamo opposti, che ha liquidato i Nar degli stragisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini come dei neofascisti spontaneisti, non controllati da P2 e servizi segreti, come, invece, dimostra la sentenza definitiva di condanna di Gelli, Pazienza e degli allora vertici del Sismi per averli protetti depistando le indagini. Come ci dimostra la sentenza per la strage di piazza della Loggia, a Brescia”.

E Bolognesi ha criticato anche il Governo: “Lo Stato, inteso come Governo, si è comportato in maniera assurda e truffaldina nei confronti delle vittime della strage della stazione: la legge 206, la digitalizzazione delle carte, la direttiva Renzi sulla desecretazione degli atti non funzionano, non vanno avanti”.

Anche Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, è intervenuta sulla questione della desecretazione.

Daria Bonfietti ha inviato una lettera a Matteo Renzi in qualità di ex presidente del Consiglio dei Ministri: “Come associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica abbiamo salutato la sua direttiva sulla desecretazione come un positivo progetto di trasparenza, di corretto rapporto tra cittadini e istituzioni e come significativo contributo alla ricostruzione storica: abbiamo cercato di impegnarci – pur tra indifferenza e atteggiamenti burocratici di rifiuto e chiusura – visionando le carte che via via venivano messe a disposizione e infatti abbiamo da subito cominciato a denunciare una insufficienza del materiale reso disponibile ).

Per Ustica una ‘cronica’ mancanza di documentazione coeva ai fatti: abbiamo continuato il nostro impegno trovando ascolto nel sottosegretario Claudio De Vincenti ma oggi ci sentiamo di denunciare e di richiamare la sua attenzione, proprio come capo del Governo che aveva aperto il processo, sugli esiti fallimentari che si stanno prospettando.

Intanto riteniamo gravissimo che il Governo attuale non abbia nominato un sottosegretario di riferimento indebolendo nei fatti la tensione dell’Esecutivo quando sempre più clamorose emergono le difficoltà: da un lato per la inconsistenza del materiale messo a disposizione, segnale evidente di una mancanza di indirizzo politico nelle varie amministrazioni – segnaliamo ad esempio la assoluta mancanza di documentazione del ministero dei Trasporti (un ministero che quindi totalmente non ottempera alla direttiva), la assoluta mancanza di documentazione per l’arco di sei anni, 1980-1986, della Marina, a scendere fino alla mancanza di documentazione della Prefettura di Bologna. Una situazione alla quale fa poi da corollario l’emergere di una situazione disastrosa e forme di archiviazione inaccettabili delle varie amministrazioni.

…Una situazione che, proprio nel rispetto degli impegni della sua direttiva, dovrebbe richiedere il massimo dell’impegno e della consapevolezza e che si va via via trasformando in una resa che però trova un inaccettabile alibi nel considerare sbagliata e velleitaria proprio la direttiva stessa da lei promulgata. Tutto questo mi sento di denunciare portando a sua conoscenza per chiedere un impegno nello spirito che aveva animato la sua iniziativa”.

Le critiche delle associazioni dei parenti delle vittime delle stragi di Bologna e di Ustica mi sembrano più che fondate e sarebbe quindi necessario che il Governo facesse quanto richiesto e che il Tribunale di Bologna rigettasse la richiesta di archiviazione relativa all’indagine sui mandanti della strage del 2 agosto 1980.




permalink | inviato da paoloborrello il 2/8/2017 alle 7:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



30 luglio 2017

Le "mani che non amo ma sono le mie", il post di Barbara, tetraplegica

La scrittrice Barbara Garlaschelli pubblica le foto delle sue mani, “il punto dolente, lo stigma che mi getta senza compassione nella categoria delle tetraplegiche. Queste mani sono le mie. E non cerco comprensione o compassione o altro. Solo sento il bisogno di mostrare anche ciò che di me non amo”. E il post spopola in rete.

Barbara Garlaschelli ha rilasciato alcune dichiarazioni a “Redattore Sociale”.

“Le mie mani sono il punto dolente, lo stigma che mi getta senza compassione nella categoria delle tetraplegiche”.

Le mani, per Barbara Garlaschelli sono il segno più evidente e più difficile da accettare, quasi il simbolo della propria disabilità. Una disabilità peraltro più che accettata: vissuta, accolta, raccontata, fino a farne arte e letteratura. Ma le mani sono “il punto dolente”, sempre lì a rammentare ciò che potevano e ora non possono, ciò che erano e poi non sono più.

Per questo, per riconoscere e in qualche modo perfino celebrare questa debolezza, la scrittrice ha pubblicato due foto: le foto delle sue mani, insieme al post che definisce “più intimo, impudico, coraggioso che abbia mai scritto”. Un post che, in poche ore, ha conquistato migliaia di “like”.

“E’ facile postare foto in cui mi vedo bella – scrive – E’ facile mostrare le mie gambe lunghe, le spalle ben tornite, il décolleté che per ora reggo, il viso che c’ha un suo perché”. Molto più difficile mettere in mostra le proprie mani, visto che “io non amo le mie mani – confessa francamente – che peraltro fanno un degno lavoro. Le dita serrate, la mancanza di un’armonia che mi colpisce. Eppure non le tengo mai ferme, le mostro cercando, spesso riuscendoci, di depistare i miei interlocutori, che non capiscono che non posso stringere le dita, afferrar le cose…”.

Ribadisce, la scrittrice: “Le mie mani non le amo, anzi… Cerco di non pensare a quando suonavano il pianoforte o afferravano borse e penne. Le mie mani, eterno monito che tutto può smarrirsi in un secondo, eppure continuare a vivere come se niente fosse”. Le foto e il post sono quindi un atto di coscienza, una presa di posizione: “Queste mani sono le mie. E non cerco comprensione o compassione o altro. Solo sento il bisogno di mostrare anche ciò che di me non amo. Queste mani son parte di me”.




permalink | inviato da paoloborrello il 30/7/2017 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



26 luglio 2017

Renzi: viva le mamme! E i papà?

Il Pd di Renzi ha recentemente nominato i responsabili dei 40 dipartimenti in cui è stato suddiviso il partito. Polemiche e ironie sono state alimentate dall’istituzione del dipartimento “mamme”. Tale decisione può dare origine a diversi interrogativi. Perché non prevedere anche un dipartimento “papà”, pur se mi rendo conto che questa scelta avrebbe determinato un’ulteriore domanda: perché chiamarlo “papà” e non “babbi”?

Alla prima domanda si potrebbe rispondere ipotizzando che Renzi, almeno adesso, sia più in sintonia con sua madre che con il padre, a causa dell’inchiesta Consip, nella quale è indagato Tiziano Renzi. Del resto, in una intercettazione telefonica tra Renzi figlio e Renzi padre, il figlio intimò al padre di non coinvolgere la madre in quell’inchiesta.

E poi, si sa, i maschi italiani sono molto “attaccati” alle loro mamme e volendo essere, il Pd di Renzi, in maggiore sintonia con la società italiana, in seguito alle diverse sconfitte elettorali subìte negli ultimi anni, la scelta di quel dipartimento potrebbe essere così motivata.

Oppure ancora, la festa della mamma è molto più sentita della festa del papà, di qui la decisione di prevedere un dipartimento mamme e non un dipartimento papà.

Per la verità, qualche osservatore un po’ cattivello potrebbe rilevare che l’istituzione del dipartimento mamme sia uno dei diversi sintomi della notevole confusione che attualmente contraddistingue il Pd di Renzi.

Patrizia Prestipino, membro della direzione nazionale del Pd, in una dichiarazione ha così spiegato la scelta di dare vita al dipartimento mamme “Per continuare la nostra razza bisogna dare sostegno concreto alle mamme. Renzi in campagna elettorale ha detto che si sarebbe occupato anche di mamme, è stato coerente, in Italia nascono sempre meno figli, la genitorialità viene spesso lasciata da sola. Non ci sono più mamme in Italia, vi rendete conto che siamo il Paese più anziano d’Europa? Siamo un Paese che rischia tra qualche decennio di non avere più ragazzi italiani. Se uno vuole continuare la nostra razza, se vogliamo dirla così, è chiaro che in Italia bisogna iniziare a dare un sostegno concreto alle mamme e alle famiglie. Altrimenti si rischia l’estinzione tra un po’ in Italia”.

La Prestipino, però, a causa dell’utilizzo del termine “razza” è stata oggetto di numerose e forti critiche, non raggiungendo quindi il suo obiettivo di giustificare e motivare adeguatamente la decisione di istituire il dipartimento mamme, anzi raggiungendo l’obiettivo opposto, quello di accrescere le perplessità e le valutazioni negative nei confronti di quella decisione.

A questo punto mi sorge un dubbio: non sarebbe stato meglio utilizzare un altro termine, forse un po’ più tradizionale, per definire quel dipartimento, ad esempio “famiglie”, in considerazione anche del fatto che esiste un ministero così chiamato?




permalink | inviato da paoloborrello il 26/7/2017 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 luglio 2017

Oltre 3 milioni i malati di diabete

L’Istat ha recentemente presentato un rapporto sulla diffusione del diabete in Italia. Sono 3,2 milioni i malati. Nel Sud si registrano più casi. La mortalità è calata del 20%, nell’ultimo decennio, e rispetto al 2000 i diabetici sono aumentati di un milione.

Quindi, secondo l’Istat, nel 2016 erano oltre 3 milioni e 200.000 in Italia le persone che dichiaravano di essere affette da diabete, il 5,3% dell’intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre).

La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni (coinvolgeva il 2,9% della popolazione nel 1980). Anche rispetto al 2000 i diabetici sono un milione in più e ciò è dovuto sia all’invecchiamento della popolazione che ad altri fattori, tra cui l’anticipazione delle diagnosi (che porta in evidenza casi prima sconosciuti) e l’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete.

Nell’ultimo decennio, infatti, la mortalità per diabete si è ridotta di oltre il 20% in tutte le classi di età.

Inoltre, confrontando le generazioni, nelle coorti di nascita più recente la quota di diabetici aumenta più precocemente che nelle generazioni precedenti, a conferma anche di una progressiva anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia.

Il diabete è una patologia fortemente associata allo svantaggio socio-economico. Tra le donne le disuguaglianze sono maggiori in tutte le classi di età: le donne diabetiche di 65-74 anni con laurea o diploma sono il 6,8%, le coetanee con al massimo la licenza media il 13,8% (i maschi della stessa classe di età sono rispettivamente il 13,2% e il 16,4%).

Lo svantaggio socio-economico si conferma anche nella mortalità ed è più evidente nelle donne, al contrario di quanto si osserva per le altre cause di morte: le donne con titolo di studio basso hanno un rischio di morte 2,3 volte più elevato delle laureate.

Questa patologia è più diffusa nelle regioni del Mezzogiorno dove il tasso di prevalenza standardizzato per età è pari al 5,8% contro il 4,0% del Nord. Anche per la mortalità il Mezzogiorno presenta livelli sensibilmente più elevati per entrambi i sessi.

Obesità e sedentarietà sono rilevanti fattori di rischio per la salute in generale, ancora di più per la patologia diabetica. Tra i 45-64enni la percentuale di persone obese che soffrono di diabete è al 28,9% per gli uomini e al 32,8% per le donne (per i non diabetici rispettivamente 13,0% e 9,5%). Nella stessa classe di età il 47,5% degli uomini e il 64,2% delle donne con diabete non praticano alcuna attività fisica leggera nel tempo libero.

Considerando i dati da cui emerge che lo svantaggio socio-economico è una delle cause della diffusione del diabete, si rileva la necessità di intervenire soprattutto riguardo alle persone e alle aree territoriali più svantaggiate.

Per quanto concerne quest’ultimo aspetto ancora una volta si evidenzia che la situazione sanitaria del nostro Paese è notevolmente diversificata all’interno del territorio italiano, sia per la diffusione delle patologie che per la qualità delle cure. Nelle regioni meridionali la situazione è decisamente peggiore.

Pertanto uno degli obiettivi prioritari della politica sanitaria governativa, nei prossimi anni, dovrebbe essere proprio quello di ridurre tali diseguaglianze le quali, sempre di più, risultano del tutto inaccettabili.




permalink | inviato da paoloborrello il 23/7/2017 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



19 luglio 2017

Ero straniero, per cambiare la legge Bossi-Fini

Si stanno raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari” per superare la legge Bossi-Fini e cambiare le politiche sull’immigrazione puntando su inclusione e lavoro.

La campagna di raccolta delle firme è stata chiamata “Ero Straniero-L’umanità che fa bene”, ed è promossa da Radicali Italiani insieme a Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, A Buon Diritto, Cild, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Comunità di Sant’Egidio e tante associazioni locali.

La campagna “Ero straniero-L’umanità che fa bene” si propone di cambiare anche il racconto pubblico sull’immigrazione, ostaggio di pregiudizi, luoghi comuni e vere e proprie bugie che, invece di contrastare, la politica spesso sceglie di cavalcare per guadagnare consenso.

Ecco una sintesi dei contenuti della proposta di legge in questione.

Si introduce il permesso di soggiorno temporaneo (12 mesi) da rilasciare a lavoratori stranieri per facilitare l’incontro con i datori di lavoro italiani e per consentire a coloro che sono stati selezionati, anche attraverso intermediari sulla base delle richieste di figure professionali, di svolgere i colloqui di lavoro.

L’attività d’intermediazione tra la domanda di lavoro delle imprese italiane e l’offerta da parte di lavoratori stranieri può essere esercitata da tutti i soggetti pubblici e privati già indicati nella legge Biagi e nel Jobs Act (centri per l’impiego, agenzie private per il lavoro, enti bilaterali, università, ecc.), ai quali sono aggiunti i fondi interprofessionali, le camere di commercio e le Onlus, oltre alle rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero.

Si reintroduce il sistema dello sponsor, originariamente previsto dalla legge Turco Napolitano, anche da parte di singoli privati per l’inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero con la garanzia di risorse finanziarie adeguate e disponibilità di un alloggio per il periodo di permanenza sul territorio nazionale, agevolando in primo luogo quanti abbiano già avuto precedenti esperienze lavorative in Italia o abbiano frequentato corsi di lingua italiana o di formazione professionale.

Si prevede la regolarizzazione su base individuale degli stranieri che si trovino in situazione di soggiorno irregolare allorché sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa (trasformabile in attività regolare o denunciabile in caso di sfruttamento lavorativo) o di comprovati legami familiari o l’assenza di legami concreti con il paese di origine, sul modello della Spagna e della Germania.

Tale permesso di soggiorno per comprovata integrazione dovrebbe essere rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro alle condizioni già previste per il “permesso attesa occupazione” e nel caso in cui lo straniero, in mancanza di un contratto di lavoro, dimostri di essersi registrato come disoccupato, aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego. Si prevede inoltre la possibilità di trasformare il permesso di soggiorno per richiesta asilo in permesso di soggiorno per comprovata integrazione anche nel caso del richiedente asilo diniegato in via definitiva che abbia svolto un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione.

Il riconoscimento delle qualifiche professionali deve avvenire non solo su base del titolo acquisito all’estero, ma anche attraverso procedure di accertamento standardizzate che permettano la verifica delle abilità e delle competenze individuali acquisite mediante precedenti esperienze professionali.

Si prevede di ampliare il sistema Sprar puntando su un’accoglienza diffusa capillarmente nel territorio con piccoli numeri, rafforzando il legame territorio/accoglienza/inclusione attraverso tre azioni essenziali: apprendimento della lingua, formazione professionale, accesso al lavoro.

Si introducono misure per aumentare, a beneficio di tutti, l’efficacia dei centri per l’impiego, da finanziare con i fondi europei Fami (Fondo asilo migrazione e integrazione), a partire dall’aumento del numero degli addetti e la creazione di sportelli con operatori e mediatori specializzati nei servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati.

Ai lavoratori extracomunitari che decidono di rimpatriare definitivamente – a prescindere da accordi di reciprocità tra l’Italia e il paese di origine – va garantita la possibilità di conservare tutti i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati in modo che possa goderne, al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, anche in deroga al requisito dell’anzianità contributiva minima di vent’anni. In caso di rientro definitivo nell’ambito di progetti di rimpatrio volontario assistito, ha facoltà di richiedere la liquidazione dell’80% dei contributi versati.

Vengono eliminate tutte le disposizioni che richiedono, per l’accesso a molte prestazioni di sicurezza sociale (assegno di natalità, indennità di maternità di base, sostegno all’inclusione attiva ecc.), il requisito del permesso di lungo periodo, tornando al sistema originario previsto dall’art. 41 del T.U. immigrazione che prevedeva la parità di trattamento nelle prestazioni per tutti gli stranieri titolari di un permesso di almeno un anno.

Sono previsti interventi legislativi a livello nazionale affinché tutte le Regioni diano completa e uniforme attuazione a quanto previsto dalla normativa vigente in materia di accesso alle cure per gli stranieri non iscrivibili al Sistema sanitario nazionale (Ssn). In particolare si chiede: piena equiparazione dei diritti assistenziali degli stranieri comunitari a quelli degli extracomunitari, coerentemente con i Lea, e inclusa la possibilità di iscrizione al medico di medicina generale, onde garantire la continuità delle cure, e il riconoscimento ai minori, figli di cittadini stranieri, indipendentemente dallo stato giuridico, degli stessi diritti sanitari dei minori italiani.

Si prevede l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Si abolisce il reato di clandestinità, abrogando l’articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

Non posso che invitare tutti coloro che leggeranno questo post a firmare la proposta di legge di iniziativa popolare qui esaminata. Infatti ne condivido pienamente i contenuti.




permalink | inviato da paoloborrello il 19/7/2017 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 luglio 2017

La morte di Liu Xiabo, agli altri governi i diritti umani in Cina non interessano

E’ morto, per un cancro al fegato, Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace. Liu era in carcere per il suo impegno in difesa dei diritti umani nel suo Paese. Da poche settimane era stata decisa la sua libertà condizionata per motivi di salute in un ospedale cinese, ma il governo non aveva accolto la sua richiesta di essere curato in un altro Paese.

Ma nessun governo si è impegnato attivamente affinchè la Cina accogliesse la richiesta di Liu.

Non mi vorrei fermare, però, alla vicenda, seppur molto importante, della morte di Liu.

In Cina si verificano frequenti e gravi violazioni dei diritti umani.

Ma i governi dei Paesi più importanti nel mondo sono silenti nei confronti di tali violazioni. Non esercitano affatto pressioni di notevole rilievo affinchè la situazione dei diritti umani in Cina migliori sensibilmente.

Anche in questo caso, gli interessi economici risultano essere ben più importanti rispetto ai diritti umani. E ciò avviene soprattutto in seguito al crescente e notevole peso economico della Cina, i cui investimenti all’estero, di diversa natura e in varie aree territoriali, hanno subìto negli ultimi anni un aumento vertiginoso.

Di nuovo, si può sostenere la piena validità del detto latino “Pecunia non olet”.

Sarebbe necessario, invece, che i governi dei maggiori Paesi chiedessero, con risolutezza, alla Cina di rispettare i diritti umani. Ed anche le popolazioni di quei Paesi dovrebbero fare altrettanto.

Peraltro, io sono convinto che il governo cinese potrebbe migliorare la situazione dei diritti umani, senza che, per questo, venisse messo in discussione radicalmente il potere politico del partito unico, cioè del partito comunista, né il ruolo economico acquisito, nel corso degli anni, dalla Cina. Certo, quel partito si dovrebbe trasformare, il regime cinese dovrebbe diventare democratico, ma senza stravolgimenti nel sistema politico.

Concludo, per ricordare Liu Xiaobo, utilizzando il comunicato emesso da Amnesty International.

“A nome di circa 7 milioni di persone che nel mondo combattono in difesa dei diritti umani, Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha espresso il cordoglio per la scomparsa del premio Nobel per la pace Liu Xiabo,

‘Oggi piangiamo la perdita di una gigante dei diritti umani. Siamo solidali con sua moglie Liu Xia e con gli altri membri della sua famiglia, che soffrono una perdita incommensurabile. Dobbiamo fare tutto il possibile per porre fine agli arresti domiciliari e alla sorveglianza di Liu Xia e per garantire che non sia più perseguitata dalle autorità’.

Solo il 26 giugno l’attivista per la democrazia ed ex lettore universitario è stato posto in libertà condizionata per motivi di salute e trasferito in un ospedale di Shenyang, nel nord-est della Cina. Sua moglie ha potuto incontrarlo nei giorni successivi.

Era malato di cancro al fegato, giunto in fase terminale, ma il governo di Pechino ha negato a lui e a sua moglie, la possibilità di recarsi all’estero per ricevere cure mediche.

Molti governi si erano messi a disposizione per il trasferimento all’estero e le cure mediche. Il 29 giugno Amnesty International e altri 153 Nobel per la pace avevano sottoscritto una lettera al presidente cinese Xi Jinping.

Liu Xiaobo, intellettuale e scrittore, è stato tra i promotori di “Carta 08”, un manifesto in favore di riforme politiche  e legali e di un sistema democratico  e rispettoso dei diritti umani, sottoscritto originariamente da 300 personalità e in seguito da oltre 12.000 cittadini cinesi.

Arrestato l’8 dicembre 2008, il giorno prima della diffusione on line di “Carta 08”, Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione il 25 dicembre 2009 al termine di un processo durato due ore. Tra le “prove” contro di lui, anche gli articoli da lui scritti sul movimento per la democrazia del 1989.

‘Liu Xiabo per decenni ha combattuto instancabilmente per far progredire i diritti umani e le libertà fondamentali in Cina. Lo ha fatto a dispetto della più implacabile e spesso più brutale opposizione da parte del governo cinese – ha ricordato Shetty -. Di volta in volta hanno cercato di ridurlo al silenzio e ogni volta hanno fallito. Nonostante gli anni passati a subire persecuzione, repressione e carcerazione, Liu Xiabo ha continuato a battersi per le sue convinzioni’.

Dopo l’assegnazione del Nobel per la pace 2010, le autorità hanno cercato di far cadere il silenzio su Liu Xiaobo minacciando e intimidendo i suoi familiari e sostenitori. Negli ultimi sette anni sua moglie, Liu Xia, è stata sottoposta illegalmente agli arresti domiciliari col divieto di comunicare col mondo esterno.

‘Anche se ci ha lasciati, tutto ciò per cui si è battuto perdura – ha concluso il segretario generale di Amnesty International -. Il più grande omaggio che possiamo ora tributargli è quello di continuare la lotta per i diritti umani in Cina e di riconoscere l’importante eredità che lascia dopo di sé. Grazie a Liu Xiabo milioni di persone in Cina e in tutto il mondo sono state ispirate a difendere la libertà e la giustizia contro l’oppressione’”.




permalink | inviato da paoloborrello il 16/7/2017 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



12 luglio 2017

Nel 2017 oltre 2.000 i migranti morti nel Mediterraneo

Amnesty International ha presentato, in occasione del vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a Tallin, una ricerca dal titolo molto esplicito “Una tempesta perfetta. Il fallimento delle politiche europee nel Mediterraneo centrale”.

L’Unione europea ha voltato le spalle ai migranti e ai rifugiati mentre aumentano il numero dei morti nel Mediterraneo e le terribili violenze nei centri di detenzione della Libia.

Questa è una delle principali conclusioni a cui si perviene con la ricerca di Amnesty International, poco sopra citata.

John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa, ha dichiarato a proposito dei risultati della ricerca: “Invece di agire per salvare vite e fornire protezione, i ministri degli Esteri europei stanno vergognosamente dando priorità a irresponsabili accordi con la Libia nel disperato tentativo d’impedire a migranti e rifugiati di raggiungere l’Italia”.

Sempre secondo la ricerca di Amnesty International, le misure adottate nell’aprile 2015 dai leader europei per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo avevano fortemente ridotto il numero delle morti in mare, grazie al maggior numero di imbarcazioni messo a disposizione da diversi Paesi europei e posizionato in prossimità delle acque territoriali libiche.

Di lì a poco, tuttavia, i governi europei hanno dato priorità a contrastare il traffico di esseri umani e impedire le partenze dalla Libia: una strategia fallimentare che ha dato luogo a viaggi in mare ancora più pericolosi e all’aumento dei tassi di mortalità in mare dallo 0,89% della seconda metà del 2015 al 2,7% del 2017.

I cambi di tattica dei trafficanti e l’aumentato ricorso a imbarcazioni inadatte alla navigazione e prive di qualsiasi dotazione di salvataggio, hanno reso le traversate ancora più pericolose.

Nonostante l’aumento del numero delle morti in mare – oltre 2.000 nei primi sei mesi del 2017 – l’Unione europea continua a non promuovere un’operazione umanitaria dotata di risorse adeguate nei pressi delle acque territoriali libiche, preferendo rafforzare la capacità operativa della Guardia costiera libica nell’impedire le partenze ed intercettare i migranti e i rifugiati in mare.

L’impostazione utilizzata da Amnesty International per la questione dei migranti che dalla Libia si recano prevalentemente in Italia mi sembra corretta e pertanto condivisibile.

Infatti il principale problema è rappresentato dalla necessità di ridurre il numero dei morti, fino ad arrivare ad azzerarlo, oltre a quello del miglioramento delle condizioni dei migranti che attendono di partire dalla Libia, condizioni attualmente inaccettabili.

Non ci si può occupare solamente di indirizzare le imbarcazioni dei migranti anche verso altri porti europei, e non solo verso quelli italiani.

Ma l’obiettivo prioritario rimane, o dovrebbe rimanere, quello di ridurre considerevolmente il numero dei morti fino ad arrivare ad azzerarlo.

Nei prossimi anni, anche se venissero realizzati effettivamente efficaci interventi di aiuto economico nei Paesi da dove soprattutto provengono i migranti, è più che probabile che il loro numero rimanga comunque consistente.

E, ripeto per la terza volta, ma è anche poco, l’obiettivo prioritario dovrà essere quello di ridurre il numero dei morti fino ad arrivare ad azzerarlo.




permalink | inviato da paoloborrello il 12/7/2017 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     luglio       
 







visita Bloglaici

visita meglioliberi

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog



Altri Blog


paoloborrello.wordpress
2piu2uguale5
accade
adestra
agiamo
agoradelpoeta
alchimia
alitodivento
aljihadalakbar
amanolibera
ambienteonline
andreasfondrini
annie80
antifascismoresistenza
aquilonesenzavento
arcadia77
arciprete
astronik
aujourdhuitina
avocado
babate
bartolomeonicolotti
biblioceca
bluevelvet
calibano
carnesalli
charliebrown01
chupachupa
clandestinodellavita
contracorriente
comunitaproletarieresistenti
degiorgioblog
demos
dexterh46
diarioestemporaneo
dicosemprelamia
didascalos
dilia
dinolattuca
dinottelaluna
discutendo
dituttosututto
donatellacamatta
ecarta
efesto
eleonoraporta
emanuelafanelli
emmart
energiapulita1
enne-stranigiorni
esperimento
espressione
eugualemalquadrato
fabiopeluso
fabiopiselli
fattiedisfatti
federicoaldrovandi
fedevegan
fioridialicanto
fioriecannoni
fiorirosa
floreana2
fort
francescoferrari
francobrain
fuorimargine
garbo
gdzito
geco
giovannicera
gliincapaci
grifo87
gurgling
HeavenonEarth
hellbove
hertory
i400colpi
ilmale
impollinaire
ilmondoallarovescia
ilmondosecondome
iotocco
ilpopolosovrano
ilpuntoimproprio
ilsalottodellalternativo
ilteatrino
inprospettiva
iojulia
ioletta
irandemocratico
italiasvegliati
irlanda
kissaseva
koli00
KudaBlog
l_antonio
laurarocatello
lafinestrasulcortile
lamiacaverna
lampinelletenebre
lavagnabianca
lessicodemocratico
liberidivolare
liberolanima
lindadicielo
litecondominiale
lorenzaferrari
lostrazzablogg
lucania
mamotati
mancio
marinopaola
mietta
milleeunanotte
mimmoguarino
mimuovofacciocose
mirabaud
mojorising
mr-loto
murodemocratico
nathan2000
newfablog
nikiaprilegatti
noncontromaper
no-fog
noicittadinilucani
notes-bloc
nuvolasenzainverno
nuvolese
occhiodelciclone
onoenergy
opinionidirette
orgogliodemocratico
padrepuglisi
palagniak
paolodemartino
pdg
pellizzer
pensierididonna
penultimi
picnicconlefragole
pierluigilido
pilloledicucina
pinodeluca
pitunpi
point
portavoce
pqlascintilla
precariamente
quartieri
quoterosashokking
redbiker
redentatiria
riccardo-uccheddu
rigirandola
rosavalenti
rossellagrenci
sacchegiatorcortese
salviamocarrara
salviamoitalia
sarditudine
saxer
serenacolonna
sergiobontempelli
solealtonelcielo
sonogians
sonounitagliano
spensieratoaviator
svegliaitalia
tavolodelledonne
terzadimensione
terzostato
tisbe
tuttoblog
universopolitico
valentinaconticello
valerioascenzi
valeriabonanno
valeriopieroni
valigetta
vicolodeigatti
vincenzaperilli
virginie
virtualblog
volipindarici
volodinotte
volovivace
voltirivolti
vulcanochimico
williamnessuno
windofchange
wrong
zibaldone2
zonaliberata
zuccherofarinaecompany


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom